Ignoro la crisi e investo in case

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(da Il Denaro, 21 maggio 2010, art. di Alfonso Russo)

Maurizio, in sintesi compri e vendi case. Dato il momento di crisi, è un’attività che soffre?
Il mercato immobiliare ha subito un rallentamento ma vedo segnali positivi anche a Napoli. Accanto alla crisi nascono le opportunità. Non abbiamo mai acquistato tanti immobili come negli ultimi due anni.

Vai in controtendenza?
I miei colleghi sono entrati nella crisi con un carico d’immobili. Noi abbiamo fatto acquisizioni interessanti fra il 2008 e il 2009.

Si sono aperte le prospettive su Bagnoli?
Ci saranno opportunità per il residenziale, il commerciale e il direzionale. E partirà il Polo tecnologico dell’ambiente che rappresenta una sicura innovazione.

Vale la pena di investire dopo 20 anni d’immobilismo? Ci sono tante polemiche al riguardo…
La convenienza economica dipende dai tempi della pubblica amministrazione. se sarà veloce e le norme saranno chiare, gli investitori verranno perché Napoli rappresenta il centro del Mediterraneo e le attività residenziali avranno sempre mercato.

Parli di investitori nazionali e internazionali o anche di quelli locali?
Secondo me verranno costruttori dalle spalle forti perché i bandi sono impegnativi e ci sarà poco spazio per i piccoli operatori locali a meno che non ci organizzi in consorzi e associazioni. Ma questo a Napoli, è molto difficile che accada.

Parliamo un po’ di Pama…
In campo residenziale, a Napoli, abbiamo diverse opportunità sulle quali stiamo lavorando nella zona collinare e a Chiaia. Si tratta di immobili in ristrutturazione acquistati nel 2008 e nel 2009.

La presentazione che fai dell’azienda è particolarmente raffinata. Lavori sempre così?
Sì, abbiamo la filosofia del bello e pensiamo che tutto quello che si fa con passione deve essere mostrato in una certa maniera. Crediamo nei prodotti di alta qualità anche perché sono gli unici che premiano in questo mercato un po’ stagnate e ribassato nei valori.

Ogni tanto scopriamo ristrutturazioni fatte con materiali scadenti. E’ un malcontento diffuso?
Non bisogna generalizzare. Ciascuno di noi, ogni immobiliarista, è un’azienda che ha un suo prodotto e una sua filosofia. Ognuno ha il suo mercato.

Da cliente, come posso riconoscere il buono dal cattivo?
Come in tutte le cose anche in una ristrutturazione il buono e il bello si vedono subito. In ogni caso, il mercato è selettivo e chi ha un prodotto di qualità in pochi mesi riesce a venderlo.

Ti si può definire figlio d’arte?
Fino a un certo punto: mamma è stata avvocato fiscalista prima di fondare e amministrare Pama. Oggi la gestione è mia e in questo posso considerarmi figlio d’arte.

La famiglia è importante?
Ho la fortuna di avere un fratello, Manlio, titolare di una cooperativa di produzione e lavoro. Collaboriamo molto: io mi occupo dell’attività immobiliare, lui delle ristrutturazioni edilizie.

Quanti litigi tra di voi?
Ognuno è padrone in casa propria, e quindi andiamo d’accordo. Teniamo lontano ogni motivo di contrasto con lunghi incontri nei quali ci dividiamo mansioni e responsabilità. Con mio fratello patti chiari e amicizia lunga. 

Anche tua moglie Lina è impegnata in azienda?
Sì, e si occupa dell’ufficio legale e dei rapporti con acquirenti, banche, notai.

E’ un lavoro tranquillo o ha le sue spine?
Emergenze non ce ne sono perché abbiamo l’abitudine di verificare in anticipo tutti i dettagli. Chi compra casa da noi si presenta con legali e tecnici di fiducia ma già dal primo incontro capisce che chiediamo un prezzo giusto. Non abbiamo contenziosi.

E’ vero che la tua forza sta nel servizio e che non lasci nessun cliente insoddisfatto?
Sì, è la filosofia della nostra azienda: seguire il cliente dal contratto preliminare fino all’acquisto definitivo, al rogito. Non lo abbandoniamo mai. E se c’è qualcosa da aggiustare, da mettere a posto, interveniamo senza farci pregare. 

Il rapporto con le banche è un problema?
Le banche sono oggi più attente nella loro attività ma noi non ci possiamo lamentare. Certo, se un acquirente non ha il merito creditizio non possiamo pretendere che sia finanziato.

Prima c’era più larghezza?
Sì, e la gente veniva a comprare casa con mutui pari al 100 per cento del prezzo. Poi, magari, dopo due anni doveva rivenderla per problemi finanziari. 

Il calo si fa sentire?
Il calo c’è e il mercato si è ridimensionato. Oggi gli istituti non finanziano più del 70-80 per cento del valore. Secondo me è giusto così. L’acquirente deve impegnare qualcosa di proprio, non può pensare di attingere esclusivamente al mutuo.

Anche la scelta dei materiali passa per te?
Ho una grande passione: mi piace curare l’immagine del cantiere, occuparmi della ristrutturazione e scegliere personalmente i materiali. Secondo me chi va sul tradizionale non fa errori.

Mai scelte avveniristiche?
Mai. Sono troppo soggettive. Per andare sul sicuro bisogna puntare sul classico, intramontabile. A meno che non ci siano richieste precise e ben espresse da soddisfare.

Si dice che il mercato napoletano sia complicato: sei mai stato truffato?
No, e sono convinto che i napoletani non siano peggiori di altri. A Roma, piuttosto, abbiamo fiutato una truffa mentre firmavamo i contratti preliminari.

Oltre che a Napoli e a Roma dove investi? 
Abbiamo un cantiere sul Lago Maggiore, a Verbania, dove stiamo ristrutturando un fabbricato rilevato un paio di anni fa per realizzare 48 appartamenti. Milano può essere il nostro futuro, e di tutti gli immobiliaristi, perché esistono regole certe e un mercato definito.

C’è spazio per chi viene dal Sud nelle grandi città del Nord?
Chi viene dal Sud ha più voglia di fare e di inserirsi sul mercato. Per noi è un grande impegno che assumiamo con immenso piacere.

Problemi con le autorizzazioni e i permessi? Come va il rapporto con la burocrazia?
Peccato che una bella città come Napoli non abbia la possibilità di svilupparsi. Sembra la città dei “no”. Tempistiche e norme non sono certe. Il dialogo con la pubblica amministrazione è difficile. Tutto questo spaventa gli investitori.

Sei iscritto a Confindustria? 
Sì, e credo molto nella relazione con gli altri associati. Stare insieme aiuta a migliorare attività e conoscenze. 

A che cosa ti serve la laurea in Legge?
Volevo fare l’avvocato. Ma un bel mattino mi trovai a vendere casa facendo un tale guadagno da decidere che sarei diventato immobiliarista.

Pentito?
No, non mi sono mai pentito di questa scelta. 

Hai figli?
Francesca, diciannove anni, è iscritta a Giurisprudenza. E’ molto diligente. Poi ho un figlio maschio di quindici anni.

Ti seguiranno nell’avventura imprenditoriale o sogni per loro altre strade?
A mia figlia auguro una vita più serena, che le consenta di coniugare lavoro e famiglia. Mio figlio è pieno di idee, forse troppe, vuol fare di tutto. Forse studierà alla Bocconi. Vedremo. Penso che il suo futuro sia compatibile con l’azienda.

Hai intenzione di crescere anche all’estero? 
Nella nostra attività andare a lavorare fuori è difficile: già essere al Nord è un ottimo traguardo.

E il Mediterraneo? L’Europa dell’Est?
Il Nord Africa è una novità. Nell’Europa dell’Est bisognava andarci otto o nove anni fa, quando gli immobiliaristi milanesi hanno comprato interi quartieri realizzando poi grandi guadagni. Oggi è tardi.

A New York c’è stato un momento in cui gli immobiliaristi europei hanno fatto buoni affari. Tu?
Tutti dicono che si può comprare casa a Los Angeles risparmiando fino al 35 per cento. Io dico: che lo facciano gli altri, il grande affare. Meglio essere prudenti, la distanza è troppa.

Lo faranno i tuoi figli? 
Sì, se lo vorranno.


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